Ricordo ancora con piacere la mia prima uscita con Mario, la nostra guida trekking River Tribe.
Ricordo la voglia d’immortalare paesaggi sino a quel momento sconosciuti, cercando l’inquadratura migliore. Così, dopo innumerevoli scatti, decisi di posare lo smartphone e godermi la montagna.

La coordinazione tra passi e respiro mi permise di accodarmi al suo silenzio, che poi silenzio non è, per immergermi finalmente in quell’ancestrale ed incontaminato territorio.
I profumi di bosco e terra bagnata, i sentieri che si perdono tra i profili acuminati, danno vita ad una delle escursioni più belle del Parco del Pollino, che culmina con la scoperta del regno dei Pini Loricati giganti a oltre 2000 metri di quota. Il Simbolo del Parco, il pinus leucodermis è una preziosa rarità botanica che popola le sommità e i dirupi rocciosi delle montagne circostanti. Imponenti, modellati dal vento o aggrappati ai dirupi.
Da secoli questi alberi, nella loro forma più strana, sorvegliano il territorio in perfetta sintonia con il fluttuare delle nuvole. Immobilizzarsi in cima ad osservarli è un obbligo, c’è chi prova ad abbracciarli, c’è chi seduto contempla, c’è chi invece cerca d’immortalarli nel loro splendore.
In quel momento ci si spoglia di tutto, da ogni status sociale e la mente pondera e filtra, sino ad annullare i pensieri più ingombranti.
I loricati in particolare creano uno spettacolo suggestivo di vita, morte e rinascita, da cui sembra manifestarsi la forza di una natura ancora selvaggia e primordiale.
È il momento in cui il cuore è più leggero.

Ma questo è solo la destinazione finale, il viaggio inizia sempre la sera prima – così come racconta Mario, la nostra guida Trekking – l’organizzazione, lo zaino, gli accessori, l’attrezzatura e la giusta adrenalina per affrontare una giornata di montagna.
“La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura” giusto per citare un pensiero di Paolo Cognetti; ogni giorno vissuto in natura da solo o insieme ai clienti è un giorno unico, questo quello che Mario tende a sottolineare ai clienti River Tribe prima di ogni escursione nel Pollino. Se si pensa alla cornice maestosa del Pollino, non c’è da meravigliarsi che il fattore “avventura” raggiunga livelli esponenziali. I sentieri escursionistici, gli itinerari per la mountain bike e le falesie d’arrampicata regalano momenti di pura emozione e panorami favolosi.

Il ritrovo alla base River Tribe, prima della partenza, è un modo per confrontarsi e prepararsi. Un modo per conoscersi meglio, socializzare e prepararsi ad una camminata esperienziale in sinergia. In questa dimensione si impara e si condivide il rispetto: per la natura, per gli animali, per gli esseri umani, per la vita. Le più piccole cose, quelle di cui solitamente non ci accorgiamo, diventano importantissime.
Si tratta di un percorso quasi ad anello che ha come meta il Giardino degli Dei nei pressi di Serra di Crispo. Dopo l’ultimo briefing ed un controllo all’attrezzatura, specialmente alle calzature (importantissime), si parte dalla gigantesca faggeta di Colle dell’Impiso, fino ad arrivare ai Piani di Vacquarro dove, immersi tra i boschi si fanno spazio gli Abeti bianchi. Il sentiero si snoda tra valli e dirupi, si arrampica sulle alture pianeggiate di felci e cisti riarsi dal sole, ridiscende in radure rugiadose orlate di precipizi e sormontate da felceti scoscesi, attraversa ruscelli di una limpidezza cristallina, finché qualche ostacolo blocca la via e, così, per lunghe ore, ad osservare un posto magico.

La vegetazione si distingue per la grande ricchezza delle specie presenti, che testimoniano la varietà e la vastità del territorio. La presenza di lecci, ginepri, mirto, aceri e ginestra fanno da contorno ai cavalli liberi e ai bovini al pascolo, ad un picchio nero che smette di beccare avvertendo la nostra presenza, mentre un’aquila, un nibbio reale o addirittura un grifone osservano incuriositi dall’alto ogni nostro movimento.
Tutti questi ingredienti fanno si che il trekking Giardino degli Dei con River Tribe sia un’escursione imperdibile nel Pollino, il Parco Nazionale più esteso d’Italia.
Una riscoperta e rivalutazione dei territori che diventa anche uno straordinario mezzo di socializzazione. Niente è capace di spazzare via i pensieri pesanti e negativi come l’aria pura delle alte quote.
Così è stato… tra sentieri, valli e torrenti d’acqua mi catapultai in quel senso di impenetrabilità e di mistero che permea questa località di inestimabile valore naturalistico, storico e antropologico.
Arrivati quindi ai piani di Pollino ci attendono maestose le sentinelle, questi bellissimi pini loricati che stanno a guardia di Serra delle Ciavole, per giungere da Zio Peppe, esemplare unico nonché simbolo del Parco, ancor di più dopo il vigliacco attacco subito anni fa.
Siamo alle porte del Giardino degli Dei, da qui sul versante Calabrese è ben visibile la Timpa di San Lorenzo, la Falconara, Civita e le Gole del Raganello. Lo scenario, con il Mar Ionio sullo sfondo, è suggestivo e ipnotizzante.
Un’emozione che nulla ha a che fare con la quotidianità, ma che ci permette di rinnovare l’energia dentro giusta per dar vita a nuove idee o semplicemente la consapevolezza che un mondo migliore è possibile solo se lo rispettiamo. Dopo circa 6 ore di camminata ed una pausa pranzo a sacco sotto i giganti del Pollino, si rientra alla base.

Le domande, le curiosità, la voglia di conoscere altri itinerari o sperare in un incontro ravvicinato con la fauna locale. La fase di rientro è la parte più triste perché vorresti non finisse mai, ma è il momento in cui fai conti con la tua scoperta con quella sensazione di aver trovato una parte di te nella fatica.
Così già pensi alla prossima avventura, a cosa mettere o togliere dallo zaino, ad una cima da conquistare.
Magari sempre con noi, pronti ad accoglierti e coccolarti e a farti vivere un’esperienza indimenticabile. 😊