
Dopo aver riconosciuto in River Tribe il primo centro outdoor in Europa per numero di attività sostenibili proposte e per il concept unico, è proprio National Geographic Traveler UK a dedicare un’intera intervista al fondatore, Antonio Trani.
L’articolo si intitola proprio: “Vita tra le rapide: lo sportivo giramondo Antonio Trani fa del rafting nel sud Italia uno stile di vita”.
La storia di Antonio è davvero affascinante: originario del sud Italia, trascorre la sua infanzia tuffandosi nel fiume Lao ed esplorando il suo Canyon.
A 20 anni decide di partire e raccoglie esperienze per il mondo, facendo rafting e guidando spedizioni lungo alcuni dei più grandi fiumi tra Italia, Argentina, Cile, Messico, Perù, Bolivia, Brasile, Costa Rica, Stati Uniti, Marocco, Nepal e India, prima di ritornare nel suo paese di origine, Laino Borgo, e fondare River Tribe: centro outdoor e tour operator che offre singole attività o avventure di più giorni nell’area protetta più vasta d’italia, il Parco Nazionale del Pollino.

Alla domanda “da dove proviene la tua vena avventurosa”? Antonio risponde: “dai valori che i miei genitori mi hanno trasmesso: coraggio, libertà, rispetto e amore sono i pilastri fondamentali della mia vita. Mi hanno sempre incoraggiato a vivere senza paure.” Ed è proprio grazie alla sua tempra che è riuscito ad affrontare situazioni impegnative come quando “sono stato inseguito da un coccodrillo mentre facevo kayak in Costa Rica” o “in India sono stato minacciato con un coltello e derubato; e ho visto corpi di bambini senza vita galleggiare nel Gange”.
Tra le destinazioni che hanno maggiormente colpito Antonio, un cenno va sicuramente al fiume Colorado, dove “ho condotto spedizioni di 25 giorni attraverso il Grand Canyon. Non ci sono telefoni e computer. Ci sei solo tu e i tuoi pensieri, le tue emozioni e la natura.”
Quando le persone scelgono un’esperienza con River Tribe, Antonio dice sempre di “non avere aspettative, di arrivare con la mente libera. Posso garantire che sarai in grado di connetterti totalmente con la natura e sentirti estremamente vivo. Il mio lavoro è quello di educare le persone a rispettare il nostro ambiente naturale”, e ancora, riferendosi al periodo post coronavirus, “le persone hanno avuto più tempo per pensare al tipo di vita che vorrebbero condurre; molti di loro, bloccati in città hanno capito quanto sia importante scegliere destinazioni di viaggio dove si possa entrare in contatto con la natura e con le tradizioni locali”.
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